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Editoriale

Unione europea: per i rifiuti una gestione integrata

Cosa dice il decreto Ronchi

Rifiuti urbani: nell'isola oltre la metà finisce in discarica

Il Marghine difende l'impianto di Tossilo

Per i rifiuti una tecnologia al plasma

Per gli imballaggi minor produzione e riciclo

Il pericolo nascosto dei rifiuti industriali

Il Piano regionale per i rifiuti speciali

Siti inquinati: i programmi di bonifica

Confagricoltura Sardegna
 

Editoriale

 

La soluzione del problema rifiuti in Italia si sta dimostrando sempre più difficile e costosa. A distanza di quasi nove anni dalla sua entrata in vigore, il decreto Ronchi , che ha riformato il settore, non ha dato i risultati sperati e a pagarne le conseguenze sono state soprattutto le imprese. Fa fatica, infatti, a decollare il riciclaggio dei materiali recuperati a causa delle elevate spese di trasporto che negli ultimi tempi hanno rappresentato il 40 per cento del costo dell’intero ciclo dei rifiuti (6 miliardi per il 2004). La normativa più severa sul trattamento ha poi fatto lievitare i costi di gestione degli impianti, con notevole aggravio delle spese a carico delle imprese produttrici. Le tariffe base medie degli impianti per lo smaltimento dei rifiuti urbani si sono attestate nel 2004 intorno ai 70 euro a tonnellata per la discarica, 60 per il compostaggio organico, 90 per la termovalorizzazione e ancora 90 per la selezione. Ma queste tariffe si moltiplicano per i rifiuti speciali. Si è calcolato che oggi gli imprenditori pagano oltre 1 euro per ogni chilogrammo di materiale da scarto – catalogato come rifiuto –  da smaltire. Ad aggravare il quadro ci si è messa anche la burocrazia, con una regolamentazione spesso farraginosa che ha reso meno appetibile il riciclo spingendo le aziende a optare per l’acquisto delle materie prime, destinando allo smaltimento i materiali di scarto prodotti.
Da notare, a questo proposito, che molte tipologie di materiali, che prima non erano considerati rifiuti ma “materie prime seconde”, e come tali direttamente commerciabili senza trattamenti, con il decreto Ronchi sono entrate a far parte della lista dei rifiuti: tra questi, trucioli di legno, materiali ferrosi, derivati dal latte. Con la conseguenza che non possono essere rivenduti finché non subiscono il trattamento, e fino a quel momento sono sottoposti a tutti gli adempimenti previsti dalla normativa.
In definitiva, la gestione dei rifiuti ha mostrato tutti i suoi limiti, complice la circostanza che sull’intero quadro normativo pende il disegno di legge delega sul riordino della normativa ambientale. Il provvedimento, che si spera venga approvato nei primi mesi del 2006, dovrebbe finalmente formulare un Testo unico sui rifiuti. Verrebbe quindi definitivamente accantonato il decreto Ronchi, un provvedimento da non rimpiangere, se lo stesso direttore dell’Osservatorio nazionale dei rifiuti, Massimo Ferlini, ha dovuto ammettere che il decreto ha fissato degli obiettivi che non sono stati raggiunti. «Finché non si rendono competitivi i sistemi di trattamento e di riciclo – ha sottolineato il Direttore dell’Osservatorio – , sarà sempre più conveniente destinare i rifiuti alla discarica». Ma Ferlini non perde l’occasione per criticare anche il comportamento dei comuni, quando afferma che lo sviluppo della competitività  è spesso congelato dai localismi e dai paletti alla creazione di nuove strutture. Un problema quindi, quello della gestione dei rifiuti, non soltanto normativo ma anche di sensibilità e di cultura ambientale e politica.