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Rifiuti urbani: nell'isola oltre la metà finisce in discarica

Il Marghine difende l'impianto di Tossilo

Per i rifiuti una tecnologia al plasma

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Il pericolo nascosto dei rifiuti industriali

Il Piano regionale per i rifiuti speciali

Siti inquinati: i programmi di bonifica

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Il Marghine difende l'impianto di Tossilo

 

L’inceneritore della zona industriale di Macomer è entrato in funzione, con una linea di termovalorizzazione, nel 1993. Nello stesso anno ha preso il via la discarica controllata di Monte Muradu, costruita per accogliere le scorie prodotte dal forno inceneritore, ma successivamente trasformata in sito misto per la raccolta di sovvallo e ceneri.
Una seconda linea è entrata in funzione nel 2000. Concepita per “lavorare” solo nelle situazioni di emergenza o durante la revisione e manutenzione della prima, al contrario ha sempre marciato a pieno regime, per smaltire i rifiuti che provenivano da un bacino sempre più ampio.
Le due linee funzionano in modo complementare con i vari settori dell’impianto, a partire dalla prima differenziazione dei rifiuti come il vetro, parte dell’umido e dei materiali ferrosi, per giungere fino alla fase dell’incenerimento. Un gran lavoro, che permette la distruzione di circa 180 tonnellate di rifiuti all’anno e di produrre una buona quantità di energia.
Solitamente, con una normale manutenzione la vita dei forni si aggira intorno ai quindici anni, traguardo ormai non molto lontano per l’impianto di Tossilo, che a livello europeo ha due “gemelli”, ancora in piena attività, a Berlino ed a Madrid. Il problema più importante, per mantenere efficaci le sofisticate strumentazioni di controllo, è quello di riuscire a trovare i vari pezzi che, per usura o guasto, devono essere sostituiti. Ricerca non sempre facile, purtroppo.
Sarà anche per questo che ormai si fa pressante la questione della realizzazione del nuovo termovalorizzatore, che dovrebbe prendere il posto delle attuali due linee, sulla via dell’obsolescenza e funzionanti ai limiti della sicurezza. Lo sostengono sia il Consorzio per la zona industriale di Tossilo, sia i responsabili dell’impianto che i sindacati del personale.
Matteo Chessa, presidente del Consorzio, evidenzia che «con il nuovo impianto i costi di funzionamento sarebbero inferiori e si garantirebbe una migliore qualità delle emissioni». L’amministratore delegato della Tossilo spa, Albino Sivero, parla di «situazione di stallo che si è venuta a creare sul progetto per la realizzazione del nuovo impianto di termovalorizzazione. Quando l’attuale impianto non sarà più nelle condizioni di operare – osserva – si verificherà una situazione di emergenza ambientale di estrema gravità, perché non si avrà la possibilità di conferimento dei rifiuti. Una risposta è quindi quanto mai urgente, soprattutto se si tiene conto che, per la realizzazione dell’eventuale nuova linea, occorrono almeno quattro anni».
Sul fronte dei lavoratori, i sindacati denunciano «le divergenze a livello politico all’interno della maggioranza del Consorzio industriale, che hanno bloccato qualsiasi decisione riguardo il nuovo inceneritore, mentre il finanziamento per la terza linea è fermo in Regione da diversi anni». Ma la protesta, sfociata anche in alcune giornate di sciopero, non è rivolta solo verso il Consorzio, ma anche al Comune di Macomer, che tarda ad assumere decisioni per la paura che, con il potenziamento dell’impianto, il centro del Marghine possa diventare la pattumiera della Sardegna. Non si nasconde il timore, ad esempio, che in caso di emergenza il forno di Tossilo debba smaltire anche i rifiuti delle provincie di Sassari e Oristano.
Ma alla Tossilo premono per una decisione, ricordando che l’amministrazione comunale di Macomer riceve ogni anno un canone di 207 mila euro, a fronte della spesa di 189 mila che sostiene per lo smaltimento dei rifiuti (stima al 2004, con una raccolta differenziata attestata al 58 per cento). «In questo modo – sostiene Sivero – il Comune non solo abbatte la spesa, ma ha un guadagno di novemila euro, destinato anche ad aumentare con l’incremento legato alla stessa raccolta differenziata».
L’urgenza di una decisione deriva anche dal fatto che non si esclude, allo stato attuale, una clamorosa scelta della Regione di ubicare altrove un nuovo impianto. Il pericolo ha provocato la reazione dei sindaci del Marghine, che con un duro documento hanno denunciato il mancato coinvolgimento delle amministrazioni locali e hanno ribadito l’utilità dell’impianto di Tossilo, sia in termini di strategia ambientale che in termini di difesa dei posti di lavoro.