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Unione europea: per i rifiuti una gestione integrata

Cosa dice il decreto Ronchi

Rifiuti urbani: nell'isola oltre la metà finisce in discarica

Il Marghine difende l'impianto di Tossilo

Per i rifiuti una tecnologia al plasma

Per gli imballaggi minor produzione e riciclo

Il pericolo nascosto dei rifiuti industriali

Il Piano regionale per i rifiuti speciali

Siti inquinati: i programmi di bonifica

Confagricoltura Sardegna
 

Per i rifiuti una tecnologia al plasma

 

Una tecnologia al plasma, sperimentata dalla Nasa per testare la resistenza alle altissime temperature, al “rientro” in atmosfera, dei materiali usati all’esterno dello shuttle, può essere la soluzione di uno dei grandi problemi della società moderna: il trattamento dei rifiuti. Una società genovese, Data Lab, ha proposto alla Quinta Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Alberto Sanna, un impianto del genere, basato su un principio preciso: ad altissime temperature (16 mila gradi nel nucleo) la materia si “disfa”, le molecole si “scombinano” in atomi che possono essere ricombinati secondo le esigenze, risultato, qualunque sia il materiale di partenza, non inquinanti. Le sostanze volatili vengono convogliate per essere riutilizzate; le  parti pesanti si trasformano, alla fine, in inerti da utilizzare principalmente in edilizia, come granulati o fibre.
Il brevetto americano (della Startech, società del Connecticut) è stato illustrato dall’ingegner Giovanni Raffaelli, che si è definito tecnico dell’ambiente. «Si tratta – ha spiegato – di una tecnologia pulita: la temperatura elevata si raggiunge senza apporto di combustibile ma solo con elettricità riproducendo una sorta di “fulmine in bottiglia” e determinando una “combustione senza massa”».
«Da una decina d’anni – ha riferito l’ingegner Raffaelli – questo processo viene applicato in alcuni paesi; da noi le cose sono ancora nella fase iniziale, con notevole interessamento da parte di molte amministrazioni (a cominciare da Napoli, dove l’emergenza rifiuti è notoria)».
L’impianto più piccolo distrugge cinquemila kg di rifiuti al giorno; quello più grande (per il momento; deve smaltire i rifiuti di New York) 1.500 tonnellate. Non ha emissioni in atmosfera. Impatto zero anche per il trasporto, perché la modularità dell’impianto consente la realizzazione di apparecchiature rionali.
«La Sardegna è particolarmente sensibile al problema, perché, essendo un isola, ha costi rilevanti quando deve “esportare” sostanze che non possono essere trattare sul posto. Per il momento la nostra regione non è in situazione di emergenza – ha spiegato Roberto Balia, professore associato dell’Università di Cagliari – ma potrebbe adottare nuove tecnologie ed essere “la prima della classe”».
Con un impianto del genere, che supera il decreto Ronchi – nel quale vengono definite 420 tipologie di rifiuti e deve essere autorizzato il mix degli stessi (articolo 9) – ha ancora ragione di esistere la raccolta differenziata? Sicuramente, ha risposto Balia, per evitare i costi ambientali. Inutile saccheggiare le spiagge di silicio se la materia prima per la produzione di vetro può essere facilmente recuperata.
Anche i costi sono dalla parte della tecnologia al plasma, che si lascia preferire, comunque, rispetto alle soluzioni attuali (discarica, inceneritore, valorizzatore termico: in ordine migliorativo) anche sotto il profilo ambientale. I gas in dispersione sono molte volte al di sotto della norma e non esistono residui (polvere o altro) che si depositano per il fall up anche a chilometri di distanza. Rispetto al valorizzatore termico i costi sono del 40 per cento inferiori.
«Il “tallone d’Achille” è – assicura Raffaelli – soprattutto di natura tecnologica (l’impianto non riceve rifiuti di grandi dimensioni» ed economica per l’alto costo iniziale, a meno che gli impianti non vengano prodotti in Italia, così si eviterebbe, fra l’altro, l’adeguamento alle norme europee che sono assai più severe di quella americane.
La Commissione ha chiesto alcuni chiarimenti. Discuterà al proprio interno l’iniziativa e non è escluso che decida di visitare gli impianti in funzione.