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Cosa dice il decreto Ronchi

Rifiuti urbani: nell'isola oltre la metà finisce in discarica

Il Marghine difende l'impianto di Tossilo

Per i rifiuti una tecnologia al plasma

Per gli imballaggi minor produzione e riciclo

Il pericolo nascosto dei rifiuti industriali

Il Piano regionale per i rifiuti speciali

Siti inquinati: i programmi di bonifica

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Per gli imballaggi minor produzione e riciclo

 

Gli imballaggi costituiscono oggi circa il 40 per cento in peso ed il 60 per cento in volume di tutti i rifiuti solidi urbani. Nell'ambito della pianificazione regionale in materia di rifiuti, è stata inserita una specifica sezione riguardante questo tipo di materiali. L'obiettivo è quello di ridurre alla fonte quantità e pericolosità degli imballaggi, diminuendo la produzione e impiegando materiali riutlizzabili.

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Gli imballaggi costituiscono oggi circa il 40% in peso di tutti i rifiuti solidi urbani
L’abbiamo sempre detto e ripetuto, sulle pagine di “Sardegna industriale”, ogni volta che abbiamo trattato il tema dei rifiuti: il riciclaggio è una buona strada, probabilmente la migliore, ma è già un operare sugli effetti piuttosto che sulle cause.
L’opzione più intelligente e compatibile – da un punto di vista ambientale – è quella di una minore produzione di rifiuti all’origine, riducendo soprattutto la quantità di imballaggi, che costituiscono circa il 40% in peso ed il 60 in volume di tutti i rifiuti solidi urbani.
Minore produzione di rifiuti significa anche, in qualche modo, moderazione dei consumi e soprattutto sovvertimento della regola (o “filosofia” se vogliamo ricorrere ad un termine forte) dell’usa e getta, cosa che appare ancora lontana da venire. Ciò perché si tratta di una questione di educazione ambientale nel senso più ampio del termine, oltre che di stile di vita, perché ormai viviamo in una società che butta tutto, che non sente il bisogno di recuperare nulla.
Ma siamo proprio sicuri che sia una società sana quella in cui l’involucro – a volte – è arrivato a costare più del contenuto? Proprio come risposta a questa domanda, negli ultimi anni, sono state emanate precise norme di legge, tutte derivanti dalla cosiddetta “legge Ronchi”, vera pietra miliare nel sistema di gestione dei rifiuti adottato in Italia.
«Per quanto riguarda la Sardegna – ricorda Franca Leuzzi, direttrice del servizio Gestione rifiuti dell’assessorato regionale della Difesa dell’ambiente – nel giugno del 2002 la Giunta regionale ha approvato, come parte integrante della pianificazione regionale in materia di rifiuti, una specifica sezione inerente agli imballaggi, in attuazione del programma di prevenzione e di gestione degli imballaggi stessi e dei rifiuti di imballaggio elaborato dal Conai, il consorzio che riunisce tutti i soggetti operanti nel campo del recupero e nel riciclo».
Spulciando il decreto Ronchi, troviamo le definizioni più direttamente legate alle linee guida regionali. Ecco quindi l’imballaggio: il prodotto anche a perdere, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere ed a proteggere determinate merci, al fine di consentire la loro manipolazione e consegna dal produttore al consumatore o all’utilizzatore e ad assicurare la loro presentazione.
Questa invece la definizione di rifiuti di imballaggio: ogni imballaggio o materiale di imballaggio di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi. «Come diretta conseguenza della normativa nazionale – spiegano all’Assessorato – anche il Piano regionale distingue gli imballaggi in tre categorie, in funzione dello scopo per il quale sono utilizzati».
Ecco allora che troviamo gli imballaggi primari, altrimenti detti imballaggi per la vendita, concepiti cioè per costituire, nel punto vendita, una unità per l’utente finale o per il consumatore. Poi, gli imballaggi secondari, o multipli, concepiti per costituire nel punto vendita il raggruppamento di più unità di vendita; hanno la peculiarità di poter essere rimossi dal prodotto senza alternarne le caratteristiche. Infine, gli imballaggi terziari, o per il trasporto, concepiti cioè per facilitare la manipolazione e/o il trasporto di più unità di vendita o di più imballaggi multipli. Va precisato che, nella classificazione, sono esclusi i container per i trasporti stradali, ferroviari, marittimi e aerei.
L’assessore regionale dell’ambiente Tonino Dessì, che ha avvertito l’importanza dell’aspetto “imballaggio” nell’ambito dell’intera problematica della produzione di rifiuti, sta affrontando la questione con notevole impegno. È lui a descriverci i principi generali a cui si deve uniformare l’intera attività regionale di gestione degli imballaggi: «Va in primo luogo privilegiata la prevenzione alla fonte della quantità e pericolosità degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, operando su due fronti: quello della riduzione della produzione e quello dell’impiego di imballaggi riutilizzabili. Occorre poi dedicare particolare attenzione alla fase del recupero e riciclaggio della materia prima, dando sviluppo alla raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio».
«Con queste operazioni – prosegue Dessì – si possono raggiungere due importanti obiettivi: il primo, promuovere l’utilizzo dei materiali ottenuti da imballaggi recuperati e riciclati; il secondo, ridurre il flusso dei rifiuti di imballaggio destinati allo smaltimento, privilegiando anche in questo caso le forme che consentano altre tipologie di recupero».
I responsabili della corretta gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio sono in primo luogo i produttori, cioè i fornitori di materiali di imballaggio, i fabbricanti, i trasformatori e gli importatori di imballaggi vuoti e di materiali di imballaggio; in seconda battuta, gli utilizzatori, cioè i commercianti, i distributori, gli utenti di imballaggi e gli importatori di imballaggi pieni.
Aspetto rilevante è rappresentato dal fatto che esplicitamente le norme indicano che i costi per la raccolta (ritiro di imballaggi usati, raccolta dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari, raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio comunque conferiti al servizio pubblico), per il riutilizzo di imballaggi usati, il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti di imballaggio e lo smaltimento dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari sono a carico dei produttori e degli utilizzatori.
«Per far fronte a questo impegno finanziario – ha dichiarato Gianfranco Faina, presidente del Conai – il Consorzio addebita a produttori e utilizzatori gli oneri del sistema di gestione degli imballaggi tramite l’applicazione del “contributo ambientale” al momento della prima cessione dell’imballaggio dal produttore all’utilizzatore».
I produttori hanno anche un altro obbligo ben preciso, qualora non riescano ad organizzarsi autonomamente (il che non è facile, né conveniente). Essi devono infatti aderire ai Consorzi di filiera istituiti per ciascun materiale di imballaggio, e precisamente: il Comico (imballaggi cellulosici), Rilegno (imballaggi legnosi), Corepla (imballaggi in plastica), Cna - Consorzio nazionale acciaio (imballaggi in acciaio e banda stagnata), Coreve (imballaggi in vetro), Cial (imballaggi in alluminio).
«Que­sti Consorzi – spiegano al Conai – sono stati istituiti con un decreto ministeriale del 15 luglio 1998 e devono garantire la ripresa degli imballaggi usati, la raccolta dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari su superfici private, nonché il ritiro degli imballaggi conferiti al servizio pubblico. Ogni Consorzio di filiera deve redigere un proprio programma di gestione, che costituisce la base del Programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, quest’ultimo di pertinenza del Conai». È importante segnalare che, a livello comunitario, è in corso la revisione (in aumento) degli obiettivi di riciclaggio a suo tempo indicati. I nuovi obiettivi minimi proposti in peso sono: 70% per il vetro; 60% per la carta; 50% per i metalli; 20% per la plastica (per questa particolare filiera, l’obiettivo è da intendersi riferito al solo riciclaggio meccanico, mentre quello chimico può concorrere all’obiettivo globale per il 60%).
Dal programma generale di prevenzione predisposto dal Conai emerge che i consorziati hanno raggiunto in Italia la cifra di oltre un milione e 350 mila aziende, costituite dal 99,3% da utilizzatori e dallo 0,7% di produttori. Come ripartizione geografica, nel Nord è localizzato il 51% dei consorziati, mentre il Centro ed il Sud partecipano rispettivamente con il 21 ed il 28 per cento. «Ma nel territorio nazionale – sottolinea il presidente Faina – persistono delle sacche in cui le raccolte e di conseguenza le percentuali avviate a riciclo risultano assolutamente insoddisfacenti». Tra queste, la Sardegna, che presenta la seguente situazione, data del più recente riferimento fornito proprio dal Conai.

Acciaio, alluminio, metalli, vetro.In provincia di Cagliari, le convenzioni riguardano la ditta Ecosansperate di San Sperate e la ditta West Recycling di Macchiareddu, a cui fanno riferimento numerose società che eseguono la raccolta di ferrosi a livello comunale, e la Società Sardinia Ambiente (ex Ecologica) di Villasor, che cura direttamente la raccolta differenziata in alcuni comuni nel territorio provinciale di Cagliari e Nuoro. Risulta anche attivata la convenzione con la Officine Olme di Quartucciu, quest’ultima operante principalmente in provincia di Oristano.
In provincia di Nuoro risulta convenzionata la Tossilo Tecnoservice, che gestisce l’impianto di selezione-trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati dell’Ambito provinciale di Nuoro, con recupero dell’imballaggio ferroso proveniente dalla selezione meccanica e non da raccolta differenziata. È inoltre attiva la convenzione con la società Asa di Gerghi, che opera in quel territorio.
In provincia di Sassari risulta convenzionata la società Eredi Marceddu, che opera nel settore della rottamazione anche da raccolta separata comunale di apparecchiature dismesse. I quantitativi conferiti al circuito del Cna sono dell’ordine delle 340 t/a.
La stima degli imballaggi viene eseguita computando il 20% del totale ingombranti ferrosi conferiti in piattaforma (formula utilizzata allo scopo di promuovere la raccolta separata degli imballaggi in acciaio, ove possibile e sostenibile).
Da precisare che, in Sardegna, non esistono centri utilizzatori del vetro e dell’alluminio recuperati. «Il motivo – spiega Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente Sardegna – è che, per quanto se ne raccolga in tutta l’isola, non rappresentano una quantità sufficiente per giustificare il sorgere di un appositi centri. Succede così che il materiale raccolto nell’isola debba essere trasferito nella Penisola, con un aggravio di costi. La differenza per il trasporto al di là del Tirreno viene pagata dal Conai, per cui i comuni sardi non sono penalizzati, ma addirittura incentivati».

Plastica.In Sardegna sono presenti due centri utilizzatori della plastica di recupero (Coneco ed Ecoplast, entrambe in zona industriale di Ottana/Bolotana) e la piattaforma Insa, che accettano materiale per conto del Corepla. I convenzionati esistenti in Sardegna conferiscono il materiale ai tre centri succitati secondo le disposizioni del Consorzio di appartenenza. In provincia di Cagliari le convenzioni riguardano la ditta So.Ma.Ricicla di Macchiareddu.
In provincia di Nuoro sono attive le convenzioni col comune di Macomer e con le società Asa, Sitek, Sardinia Ambiente. Nell’Oristanese, le convenzioni riguardano la Società Seresa e la Officine Olme, che curano per diversi comuni la raccolta differenziata, mentre in provincia di Sassari sono convenzionate le società Sem e Cosir, oltre al Comune di Sassari in via diretta.

Carta, cartone, legno.Per questa particolare filiera, la Regione ha sottoscritto un accordo di programma con il Conai ed i Consorzi interessati nel luglio 2003, tendente a garantire la certezza del riutilizzo del materiale di imballaggio conferito dal servizio pubblico di raccolta. Nell’ambito di questo accordo, il Comieco (Consorzio per gli imballaggi di tipo cellulosico) ha attivato dei centri di conferimento in ciascuna provincia ed ha indicato come terminale per il riutilizzo la cartiera “Papiro Sarda” di Macchiareddu. Allo stato attuale delle conoscenze non è dato sapere se in Sardegna verrà attivato qualche altro polo cartario (come, in caso di riavvio, la Cartiera di Arbatax o un nuovo impianto nell’area industriale di Ottana) che possa accettare nell’isola la carta di recupero, ma l’accordo sottoscritto con Comieco, che interviene sia sugli imballaggi sia sulla carta grafica e mista, garantisce che qualora lo sviluppo della raccolta della carta e cartone fosse tale da eccedere la potenzialità di trattamento della menzionata cartiera, verranno attivati i necessari contratti con cartiere della penisola per il necessario sbocco dei materiali.
Per gli imballaggi in legno, il Consorzio “Rilegno” ha in fase di definizione l’attivazione dei centri di conferimento, mentre non ha ancora stabilito il terminale del riutilizzo.
«Per quanto riguarda la raccolta e il conferimento dei rifiuti da imballaggio, il Piano elaborato dalla Regione – spiega l’assessore Dessì – prevede che le piattaforme pubbliche di ambito/sub-ambito, che potranno avere anche valenza di centri di conferimento per conto dei Consorzi di filiera, dovranno preferibilmente nascere già asservite a sistemi consortili di raccolta per diventarvi parte integrante ed evitare di configurarsi come elemento aggiuntivo, di titolarità diversa dagli Enti gestori delle raccolte, e quindi anche come centro di costo aggiuntivo».
Nell’isola, frattanto, diversi comuni si stanno muovendo ed organizzando. Cagliari, ad esempio, ha avviato la raccolta degli scarti da imballaggi partendo dai maggiori produttori di questo tipo di rifiuto (grande distribuzione, uffici pubblici, alberghi e via dicendo).
Manca ancora uno specifico programma operativo da parte del Conai, commisurato alle reali problematiche del territorio regionale, che associa alle difficoltà tipiche segnalate per le regioni meridionali anche la peculiarità dell’insularità. Un fatto che rende la situazione ancora più difficile quanto ad onerosità economica degli interventi di riutilizzo. «Ecco perché la nostra regione, proprio per la sua specificità – osserva Dessì – richiede necessariamente azioni più incisive da parte del Conai, il cui compito di legge è quello di raccordarsi con la Pubblica Amministrazione per lo sviluppo di raccolte e recuperi, integrando l’azione della stessa laddove sia insufficiente».
Il significato delle parole dell’Assessore è chiaro. Se si pone mente al fatto che gli inceneritori di Cagliari e Macomer sono entrambi convenzionati col Conai, malgrado non siano state attivate la maggior parte delle convenzioni coi comuni non direttamente impegnati nella raccolta differenziata, emerge chiaramente come la presenza del Conai nel territorio regionale abbia sinora privilegiato le “situazioni semplificate”, quali appunto il recupero energetico negli inceneritori esistenti, senza una incisiva azione a favore della raccolta separata dell’imballaggio ai fini del riciclaggio.