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Un piano di rilancio per l'agricoltura

Una tutela per i prodotti regionali

La scheda degli enti che operano nell'agroalimentare

Punta sugli allevamenti l'agro-alimentare dell'isola

Marchio Igp per l'Agnello di Sardegna

Obiettivo qualità per i vini della Sardegna

Il vino si racconta, poi si beve

Alimentare in crisi per la riforma della Pac

 

Obiettivo qualità per i vini della Sardegna

 

Adeguare sempre più i nostri vini alla domanda di mercato, incentivando una produzione di qualità, che rappresenta oggi una quota troppo esigua della produzione complessiva. È l’obiettivo degli operatori del settore e della stessa Regione che con il suo Piano di ristrutturazione e riconversione viticola intende favorire una produzione di vini di qualità alta e medio-alta, evitando però un aumento del potenziale produttivo.

di Mariella Cossu


Vigneto di uva
Vigneto di uva "Monica" nelle campagne di Serdiana
Diciannove Doc, una denominazione di origine controllata e garantita, quindici Igt. Una produzione di vini che l’anno scorso ha superato 1 milione di ettolitri, due quinti dei quali rappresentano l’élite dell’enologia sarda. Una produzione lorda vendibile di uva da vino, secondo i dati forniti dall’ Inea, pari a 66.369 mila euro, 20 milioni dei quali arrivano dalle esportazioni.
È la carta di identità di un comparto che ha attraversato un momento particolarmente delicato, quello vitivinicolo. Retrocesso rispetto alle altre importanti voci dell’economia agricola regionale per molteplici cause, tra le quali le massicce estirpazioni, il settore non si è arreso. Anzi, da alcuni anni è stato investito da un processo di trasformazione che ha consentito di orientare strategicamente le proprie funzioni e il proprio ruolo all’interno del sistema competitivo nazionale e internazionale.
Oggi siamo davanti a un sistema vitivinicolo sardo caratterizzato da un piccolo universo di strutture produttive, orientamenti e politiche imprenditoriali assai diversificate, in cui piccole aziende, abbandonata la produzione di vino sfuso, lasciano progressivamente spazio a imprese dotate di un intenso dinamismo evolutivo nelle quali organizzazione e strutture produttive sono basate su alta professionalità e su gestioni fortemente marketing oriented.
Nel mondo vinicolo le opportunità emergenti sono: una domanda crescente di vini di qualità intrinsecamente elevata; una domanda crescente di prodotti che presentino forte caratteristiche differenzianti e con vari significati e motivazioni anche afferenti all’immaginario e al mito; una domanda crescente di prodotti che potrebbero essere definiti ad alta valenza ambientale e territoriale; una domanda crescente, infine, di prodotti ad elevato livello di garanzie.
Il continente Sardegna è in grado di produrre vini di alta qualità, prodotti diversi per il gioco delle altitudini, delle varietà di terreni e climi e dell’immenso patrimonio di vitigni autoctoni. I vini sardi si coniugano con il territorio, le sue stratificazioni storiche, ambientali e culturali, mantenendo un’innegabile e irripetibile originalità. Quando si beve un vino sardo ci si impossessa di una cultura, una sorta di marca che deve essere rafforzata con un’identità riconoscibile. Le peculiarità isolane trasferiscono i loro effetti soprattutto sui vini rossi, determinandone un incremento di produzione. Ma anche i vini bianchi stanno dimostrando un certo incremento.
L’isola è in grado anche di assicurare prodotti sicuri dal punto di vista sanitario. Lo dimostrano i risultati del monitoraggio nazionale dei residui di pesticidi nei prodotti agricoli della Sardegna condotto dal Cras (Centro regionale agrario sperimentale), su incarico dell’assessorato regionale dell’Agricoltura nell’ambito del Programma interregionale Agricoltura e Qualità del ministero delle Politiche agricole e forestali, con l’obiettivo di tutelare la salute dei consumatori, di razionalizzare l’impiego dei fitofarmaci in agricoltura e di valorizzare le produzioni agricole regionali.
I campionamenti hanno interessato soprattutto le produzioni di vini novelli e Doc di tutte le cantine sociali dell’isola e delle principali cantine private. Il 98% dei campioni è risultato esente da residui di pesticidi, contro una media nazionale del 40%, a conferma dei dati degli anni precedenti che qualificano i vini sardi ai vertici delle produzioni enologiche nazionali anche per quanto riguarda la qualità igienico-sanitaria.
Negli ultimi anni nell’isola è cresciuta anche la quantità. Le vendemmie 2004 e 2005, in particolare, verranno ricordate per la qualità delle uve e dei vini, ottima per larga parte e con punte di eccellenza e per la quantità dei prodotti finiti.
La produzione ha registrato un incremento vicino al 20 per cento. Le abbondanti piogge invernali e primaverili hanno stimolato una crescita rigogliosa delle piante ed una fioritura abbondante Le temperature miti hanno successivamente consentito alla vite di lavorare meglio rispetto al 2003, sia dal punto di vista vegetativo che della fruttificazione. Le stesse temperature moderatamente alte di giorno e relativamente basse di notte nei giorni precedenti la vendemmia hanno favorito l’accumulo nelle bacche degli elementi più nobili che hanno consentito di ottenere prodotti finiti più equilibrati, caratterizzati da una miglior freschezza e da una maggiore intensità aromatica, sia i vini bianchi che i vini rossi, e da una più intensa colorazione quelli rossi.

Aumenta anche l’export. Secondo un recente studio effettuato dalla società Nomisma di Bologna, una percentuale pari al 36% di vini denominati varcano il Tirreno per raggiungere la penisola. I prodotti dell’isola giocano però la carta della competitività sui mercati esteri, come la Svizzera, l’Inghilterra, la Germania e la Russia, ma anche gli Stati Uniti e il Giappone. Il segreto? A parte un discreto numero di bottiglie che hanno conquistato meriti sul mercato, gli altri vini hanno sempre mantenuto un buon rapporto qualità-prezzo. Proprio l’attenzione al prezzo sta ormai condizionando le strategie di tutte le aziende vinicole nazionali, impegnate a riposizionarsi per far fronte all’aggressività dei nuovi paesi produttori, Australia in testa, e alla stagnazione degli storici mercati di sbocco, Germania in particolare.
L’obiettivo dei nostri produttori è oggi quello di difendere le posizioni raggiunte, adeguando sempre più la produzione alla domanda di mercato, incentivando quindi la produzione di vini di qualità, che rappresentano oggi una quota troppo esigua della produzione complessiva. Una riconversione decisiva del sistema vino isolano perseguita anche dalla Regione con l’attuazione del Piano di ristrutturazione e riconversione viticola, che si prefigge di favorire prodotti di qualità alta o medio-alta, evitando però un aumento del potenziale produttivo.
L’obiettivo del Piano potrà essere conseguito attraverso il miglioramento del livello qualitativo della produzione, con particolare riferimento alla materia prima (scelta varietale in funzione delle caratteristiche ambientali, tecniche colturali, ecc); il mantenimento e il rafforzamento della tipicità delle produzioni delle diverse aree dell’isola; la valorizzazione della viticoltura come elemento qualificante dell’ambiente sardo; l’aumento della percentuale di produzione a vini Docg, Doc e Igt regionali mediante la diffusione dei vitigni che consentano di produrre i vini maggiormente richiesti dal consumatore; la riduzione dei costi di produzione, mediante la razionalizzazione delle tipologie d’impianto e delle tecniche colturali; la produzione ottenuta nel pieno rispetto dell’ambiente.
Secondo recenti stime, la superficie vitata reale, in Sardegna, non dovrebbe superare i 30 mila ettari, 7.756 dei quali iscritti negli albi delle produzioni denominate. Con l’attuazione del Piano di ristrutturazione si prevede di intervenire, nell’arco di cinque anni, cioè dal 2000 al 2006, su 6.100 ettari di vigneto; la produzione di “vini di qualità prodotti in regione determinata”, comprendenti le due categorie Doc e Docg, dovrà attestarsi sul 30-35% del totale del vino prodotto. Gli ettari complessivamente ristrutturati nei cinque anni di applicazione del Piano sono pari a 3.012 ettari, con una spesa complessiva di 21 milioni di euro.
Con la campagna appena conclusa, la Regione Sardegna, per la prima volta, ha speso tutto il budget assegnato dal ministero per il 2005 ed ha presentato una richiesta di risorse aggiuntive pari a 2,3 milioni di euro.
Manca, nell’isola, quel ruolo propulsivo delle istituzioni che vedono il prodotto vino come opportunità di sviluppo globale del territorio, con un progetto promozionale dei territori ad alta vocazione vinicola, ottimizzando il triangolo vino-turismo-territorio. Sin dal 1998 era stata assegnata per l’esame alla commissione Agricoltura e Ambiente del Consiglio regionale una proposta di legge concernente la “Valorizzazione del territorio viticolo della Sardegna e costituzione delle strade del vino”. Al settore vitivinicolo veniva affidato il compito di incentivare e alimentare un flusso di interesse turistico, interno ed esterno, capace di «modificare lo stato economico e sociale di zone anche di una certa vastità».
«I territori ad alta vocazione vinicola – recita il disegno di legge – presentano caratteristiche produttive e culturale di grande valore che non solo devono essere salvaguardate, ma valorizzate e utilizzate adeguatamente in quanto capaci di interessare, proprio per quella interconnessione quasi naturale che c’é tra vocazione produttiva e cultura e civiltà del territorio, un pubblico sempre più vasto che richiede turismo ambientale, turismo rurale, agriturismo». Per centrare l’obiettivo, la proposta di legge individuava «una serie di strumenti tendenti a valorizzare le produzioni, la cultura dei luoghi, le tradizioni, la valorizzazione dell’enoturismo e del turismo. Di particolare rilevanza, tra questi strumenti, è la strada del vino attraverso la quale i territori a vocazione vinicola possono essere divulgati, goduti in forma di offerta turistica e i prodotti che ne derivano commercializzati. La definizione della strada accresce la notorietà, la conoscenza, l’immagine e le possibilità commerciali di vini e degli altri prodotti della zona».
Da allora sono trascorsi otto anni, ma la Commissione Agricoltura e Ambiente del Consiglio regionale pare abbia dimenticato uno strumento del quale si sono dotate quasi tutte le altre regioni italiane. Neppure l’assessorato regionale dell’Agricoltura pare abbia fatto alcun passo in tal senso.
Prima fase di lavorazione dell'uva alla Cantina sociale di Dolianova
Prima fase di lavorazione dell'uva alla Cantina
sociale di Dolianova
Una particolare considerazione merita poi l’attuale situazione nell’isola delle denominazioni d’origine. Una situazione statica rispetto a quella spesso dinamicissima di altre Regioni. La Sardegna vitivinicola, che da troppo tempo non presenta nuovi disciplinari di produzione né richiede la modifica di quelli esistenti, rischia anzi di vedere cancellata qualche denominazione poco o affatto rivendicata.
È, questo, un problema del quale si è fatto  portavoce Romano Satolli, del Comitato nazionale vini. Satolli rammenta che «nella riunione del 18 maggio scorso, il Presidente del Comitato ha dato lettura di un documento con il quale la direzione generale del ministero delle Politiche Agricole chiede ai componenti delle sottocommissioni regionali di relazionare sulla situazione delle Doc nelle Regioni di competenza, per esaminare quali di queste sono poco o punto rivendicate, per valutare l’opportunità di procedere alla cancellazione d’ufficio di quelle inutili e mantenere solo quelle che servano a valorizzare, con una adeguata presenza sul mercato, il valore insito nella sigla Doc o Docg».
Al di là di questa possibile evenienza, Satolli ritiene che, «con un adeguato coordinamento, le nostre denomi­nazioni possano essere mantenute tutte, pur diminuendone il numero». La ricetta per passare da 19 a 16 Doc, senza perderne nessuna, prevede:
a) il raggruppamento delle tre Doc abbinate al moscato – Moscato di Cagliari, Moscato di Sorso-Sennori, Moscato di Sardegna – nell’ unica denominazione “Moscato di Sardegna”;
b) l’integrazione delle due Doc legate al vitigno Monica – Monica di Cagliari e Monica di Sardegna – nell’unica denominazione Monica di Sardegna comprensiva  della sottozona Monica di Cagliari.Per quanto riguarda i disciplinari delle singole denominazioni, Satolli, pur sottolineando l’urgenza di una verifica di quelli relativi al Vermentino di Sardegna, al Nuragus  di Cagliari, al Cannonau di Sardegna (eliminando la tipologia “Superiore” per la quale si potrà chiedere il riconoscimento della Docg ) e alla Malvasia di Bosa (che consenta la commercializzazione delle tipologie “Giovane” e “Spu­man­te”), auspica che si pervenga quanto prima ad una nuova regola­men­ta­zione. In particolare, Satolli propone che venga prevista la tipologia “Passito” in diversi attuali disciplinari, come per esempio quelli relativi al Moscato, alla Malvasia e al Nasco Doc, ma anche ai vini Igt.

Vini novelli.
Con circa un milione di bottiglie prodotte nel 2005 da 19 cantine e 19 etichette i vini novelli collocano la Sardegna al settimo posto in Italia tra le regioni produttrici. Fino al 2004, l’isola occupava il sesto posto, primeggiando tra le regioni del Centro Sud. L’anno scorso è stata superata dalla Sicilia. Nel 2004 l’isola vantava venti etichette, otto riferite a novelli prodotti da aziende private e dodici da cantine sociali, delle quali tre operanti in provincia di Nuoro, cinque in quella di Oristano e sei rispettivamente in quelle di Cagliari e di Sassari. L’ultimo nato dei vini novelli si chiama Marzaneddu, ovvero il piccolo della volpe, frutto di un uvaggio di Cannonau, Bovale, Monica e Muristellu.

Vinitaly.
Il  miracolo della rinascita del vino sardo che si afferma sui mercati internazionali con prodotti unici e a prezzi competitivi ha trovato conferma al Vinitaly 2006, il salone internazionale dei vini, dove, con una partecipazione curata dall’assessorato regionale dell’Agricoltura, è stato rappresentato da 49 aziende. Altri 10 imprenditori si sono presentati  singolarmente. Il settore vitivinicolo sardo ha goduto di una  superficie di 2 mila metri quadrati, dove le 49 aziende hanno avuto la possibilità di incontrare gli operatori del settore e, più in generale, l’ampia segmentazione della domanda internazionale di vini fini e doc, di distillati e liquori. L’Assessorato si è proposto con una grafica suggestiva che associa la preziosità dei suoi vini con quella degli antichi gioielli sardi e con una mostra di gioielli della collezione dell’Isola, l’Istituto sardo per l’artigianato. Ventidue i diplomi di “Gran Menzione” assegnati, così suddivisi: otto a vini Vermentino di Sardegna Doc, uno a un  Vermentino di Gallura Docg, tre a vini Cannonau di Sardegna Doc, uno a un Moscato di Cagliari Doc, quattro a vini Bianchi Igt e, infine, cinque a vini Rossi Igt.