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di Paolo Argenti
Energia: i nuovi indirizzi dell'Unione europea
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Indice per argomenti degli articoli e dei servizi pubblicati su "Sardegna industriale" dal 1985 ad oggi - Parte prima

Indice per argomento degli articoli e dei servizi pubblicati su "Sardegna industriale" dal 1985 ad oggi - Parte seconda

 

Energia: i nuovi indirizzi dell'Unione europea
di Paolo Argenti

 

Il commissario europeo all'Energia, Andris Piebalgs
Andris Piebalgs, commissario europeo all'Energia
«Gli europei devono risparmiare energia. L’Europa spreca infatti almeno il 20% dell’energia che utilizza. Grazie al risparmio energetico, l’Europa contribuirà alla lotta contro i cambiamenti climatici e ridurrà i consumi, che per ora sono in aumento, e la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili da paesi terzi».
Lo ha detto recentemente il commissario europeo all’Energia, Andris Piebalgs, che ha voluto sottolineare, con queste parole, come l’efficienza energetica sia un elemento cruciale per l’Europa. «Se agiamo adesso – sostiene Piebalgs – , il costo diretto dei nostri consumi energetici potrebbe ridursi di oltre 100 miliardi di euro l’anno entro il 2020 e ogni anno eviteremo di produrre circa 780 milioni di tonnellate di anidride carbonica».
Affermazioni, queste di Piebalgs, che confermano in pieno l’orientamento dell’Unione europea  perché sia dato un forte impulso alla promozione dell’efficienza energetica, ritenuta in ogni caso fondamentale per l’Unione.
Del resto, ad avvalorare questa ferma volontà dell’Unione europea esistono diversi studi che confermano come il potenziale di risparmio nell’Unione sia di almeno il 20 per cento rispetto all’attuale consumo di energia, e che un risparmio di tale entità possa essere ottenuto in tempi relativamente brevi, a condizione di importanti investimenti in nuove tecnologie, nuovi dispositivi e servizi ad elevata efficienza.
Poiché l’Europa è all’avanguardia nel settore si stima che adeguati investimenti in risparmio potranno portare alla creazione di quasi un milione di posti di lavoro (tra diretti e indiretti) di elevata professionalità.
Un programma di efficienza energetica provocherebbe, inoltre, un netto risparmio economico e, conseguentemente, un miglioramento della competitività delle imprese e delle condizioni di vita delle famiglie. Il risparmio per famiglia – secondo la Commissione – si aggirerebbe tra i 200 e i 1.000 euro/anno, in funzione del livello di consumi.
In quest’ottica, già nello scorso aprile, sulla base di quanto esposto nel libro Libro Verde sull’efficienza energetica “Fare di più con meno” del giugno 2005,  Commissione e Parlamento europeo hanno adottato una specifica direttiva  su “L’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici”.
Finalità del documento quella di migliorare in termini di costi l’efficienza degli usi finali dell’energia negli Stati membri, creando le condizioni per lo sviluppo e la promozione di un mercato dei servizi energetici e per il varo di altre misure di miglioramento della qualità per i consumatori finali. Quantitativamente, l’obiettivo è una riduzione dei consumi energetici del 9% in nove anni (1% l’anno per nove anni) come media globale per i singoli Paesi.
Per raggiungere questo obiettivo, gli Stati membri devono preparare tre piani d’azione nazionali ed assicurare che il settore pubblico svolga un esemplare ruolo trainante per quanto riguarda gli investimenti, la manutenzione e la gestione dei servizi energetici.
Infine la Direttiva insiste sulla necessità di puntare su una migliore informazione al consumatore e di perfezionare la prassi di misurazione e fatturazione dei consumi. Viene anche fornito un lungo, indicativo elenco di esempi su misure che i singoli Stati possono adottare.
Il risparmio di energia nell'edilizia è uno degli obiettivi del Piano d'azione per l'efficienza energetica
Il risparmio di energia nell'edilizia è uno degli obiettivi del Piano d'azione per l'efficienza energetica
A seguito dell’entrata in vigore della Direttiva, gli Stati membri dispongono di un periodo di due anni (fino al maggio 2008) per conformarsi alle sue disposizioni, ad eccezione del “primo piano d’azione”, che dovrà essere presentato entro il 30 giugno 2007.
Come accennato, un particolare attenzione viene riservata dalla Direttiva al ruolo dell’informazione, che gli Stati membri devono assicurare sui meccanismi di efficienza energetica e sul quadro finanziario e giuridico adottati per conseguire gli obiettivi di risparmio. Questo perché, in generale, il “mercato” non sembra orientarsi spontaneamente verso misure specifiche per migliorare l’efficienza energetica, se non a fronte di ritorni economici in tempi molto brevi.
L’ostacolo principale risulta la mancanza di informazioni strettamente tecniche (ad esempio, sulla disponibilità di nuove tecnologie e sui reali costi dei propri consumi), nonché la carenza di tecnici e manutentori adeguatamente preparati. Inoltre vi sono ostacoli di natura sia conflittuale (ad esempio tra proprietari, che preferiscono spendere il meno possibile per gli impianti, e gestori, che invece preferirebbero avere impianti più efficienti), sia tecnica (mancata standardizzazione di impianti e componenti a basso consumo).
Dal punto di vista finanziario, la mancanza di adeguata informazione tende a rafforzare la già fin troppo diffusa avversione per il rischio legato all’adozione di tecnologie di avanguardia e può quindi indurre gli investitori (le banche, in particolare) a continuare a sostenere tecnologie superate, anche se non rappresentano i migliori rendimenti di investimento.

Il Piano d’azione per l’efficienza energetica

Direttiva sull’efficienza a parte, un concreto, fondamentale passo ver­­­­so la promozione del risparmio di energia è stato compiuto nell’ottobre scorso con l’approvazione del Piano d’azione per l’efficienza energetica.
Il documento, dal titolo “Realising the potential”, ha fatto seguito all’invito espresso dai capi di Stato e di Governo in occasione del Consiglio europeo della primavera di quest’anno a predisporre con urgenza una strategia realistica in materia di efficienza energetica.
Il piano d’azione, la cui attuazione è prevista nell’arco dei prossimi sei anni, prevede un’ampia rosa di iniziative e di provvedimenti considerati prioritari. Tra questi figurano interventi per aumentare l’efficienza energetica di elettrodomestici, edifici, trasporti e impianti di produzione di energia. Vengono inoltre proposte nuove e più rigorose norme di efficienza energetica (ad esempio, l’introduzione di livelli mi­nimi obbligatori di rendimento energetico), vengono incentivati alcuni servizi energetici e presentati meccanismi specifici di finanziamento a favore di prodotti più efficienti.
La Commissione istituirà inoltre un Patto tra i sindaci delle 20-30 città europee maggiormente all’avanguardia in questo campo e proporrà un accordo internazionale sull’efficienza energetica. Nel complesso, il piano presenta oltre 75 provvedimenti.

Gli altri interventi comunitari 

Per completare il discorso sul quadro degli interventi comunitari finalizzati al risparmio energetico è utile ricordare quattro  provvedimenti approvati negli ultimi anni e tuttora operativi:
– il programma “Energia intelligente per l’Europa”;
– la direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia;
– la direttiva sulla promozione della generazione distribuita e della cogenerazione;
– la direttiva sulla prevenzione e la riduzione dell’inquinamento.
È sempre maggiore l'attenzione delle direttive comunitarie sull'efficienza enegetica degli elettrodomestici
È sempre più marcata 
l'attenzione delle direttive comunitarie sul rendimento  energetico nel settore  degli elettrodomestici
In corso di proroga dal 2007 al 2013 il primo di questi interventi, il programma comunitario “Energia intelligente per l’Europa” intende, attraverso una dotazione di 780 milioni di euro, offrire un sostegno finanziario ad azioni promozionali volte a rimuovere le barriere non tecnologiche (legali, finanziarie, istituzionali, culturali, sociali) nel settore dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. Gli appalti pubblici, ad esempio – che coprono il 16% del pil europeo – potrebbero essere uno strumento utile ad incentivare la maggiore penetrazione di alcune tecnologie che sono già disponibili, ma che non dispongono ancora di un mercato sufficientemente consistente per assicurarsi uno sviluppo autonomo.
Il secondo intervento, la direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia (2002/91/Ce), è di particolare importanza, dato che potrebbe determinare un risparmio di 40 milioni di tep entro il 2020. Il documento dispone l’emissione di attestati di certificazione energetica nella fase di costruzione, compravendita e locazione degli edifici con superficie maggiore di 50 metri quadrati. Inoltre stabilisce un rendimento energetico per edifici superiori ai 1.000 metri quadrati in occasione di ristrutturazioni. Al riguardo va rilevato che, secondo uno studio a livello europeo (Ecofys), l’effetto dell’applicazione della direttiva – nel caso sia estesa a tutte le ristrutturazioni – porta ad una stima “prudente” di 70 milioni di tep in termini di incremento di efficienza energetica e alla creazione di 250 mila posti di lavoro a tempo pieno per personale qualificato operante nell’edilizia.
Iniziative sono previste per applicare i principi dell’efficienza energetica all’illuminazione (ove il potenziale miglioramento è spesso superiore al 50%) e agli elettrodomestici, ad esempio per stabilire criteri di efficienza energetica per un’ampia gamma di prodotti e applicazioni fino ad oggi scarsamente considerati (ad esempio la funzione di stand-by).
Il terzo provvedimento (la direttiva 2004/8/Ce) guarda con attenzione alla promozione della “generazione distribuita” e della cogenerazione, con particolare riferimento alla piccola e media industria, nella quale si sono finora registrati progressi di efficienza molto inferiori a quanto non abbiano ottenuto l’industria di grandi dimensioni e quella “energy intensive”.
Infine, il quarto provvedimento (la direttiva 96/61/Ce) mira ad una più accentuata efficienza energetica attraverso una normativa sui valori di emissione, puntando sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (Ippc).
Vi sono ancora due ben noti programmi ambientali, intrapresi su base volontaria, che possono svolgere un ruolo non indifferente per rafforzare l’efficienza energetica:
– il sistema comunitario di assegnazione del marchio di qualità ecologica che può essere assegnato a prodotti di consumo a condizione che soddisfino, nell’intero ciclo di vita del prodotto, una serie di criteri di prestazione ambientali, tra cui anche quelli di efficienza energetica;
– il sistema comunitario di ecogestione e audit (Emas) secondo il quale le diverse organizzazioni (può essere un’industria, ma anche un’istituzione pubblica, come una provincia, e, in Italia,  Viterbo ne è un esempio) devono impegnarsi a migliorare le loro prestazioni ambientali, con l’efficienza energetica che è parte di tale miglioramento ed è oggetto di esame nell’analisi ambientale e nelle dichiarazioni ambientali imposte dal sistema.