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Sommario


Editoriale
di Paola Ferri
Ferrovie: requiem per il trasporto merci
di Bruno Musso
Traghetti FS: un servizio obsoleto
Gherardo Gherardini
Tre progetti per l'energia

 

Editoriale

 

«La rete ferroviaria è ancora oggi quella realizzata alla fine dell’Ottocento, con una media di percorrenza che non supera i 40 km all’ora. Di elettrificazione ormai non se ne parla più, dopo lo scandalo degli 800 miliardi di lire buttati al vento per l’acquisto di 25 elettromotrici (350 miliardi di lire) e l’elettrificazione della tratta Cagliari-Decimomannu (450 miliardi per 12 chilometri!). Dal 1990 ad oggi, è stato tutto un susseguirsi di intese e accordi firmati da Regione, Governo e Ferrovie, puntualmente disattesi: dal contratto di programma 1990-94, che prevedeva finanziamenti per 300 miliardi di lire, mai arrivati in Sardegna, sino agli accordi di programma del 1995 e del 1996, che prevedevano finanziamenti per 900 miliardi (ma ne furono spesi soltanto 10 per progetti!), per arrivare infine all’Intesa Stato-Regione del 1999, con finanziamenti complessivi di quasi 600 miliardi. Ma anche dopo la firma di quest’ultimo documento, poco è stato realizzato. Anzi, la situazione si è aggravata con l’ormai prossimo smantellamento del servizio traghetti-merci fra Golfo Aranci e Civitavecchia».
È quanto si legge in un servizio sui trasporti nell’isola, pubblicato da “Sardegna industriale” nel giugno del 2001. Come si vede, a distanza di sette anni, la situazione del trasporto ferroviario nell’isola non è cambiata, in particolare per quanto riguarda il trasporto merci, che è uno dei due argomenti (l’altro è quello dell’Energia) che affrontiamo su questo numero della nostra pubblicazione.
Come nel 2001 anche oggi le Ferrovie dello Stato – oggi Trenitalia – minacciano la soppressione del collegamento Golfo Aranci-Civitavecchia provocando una dura presa di posizione da parte di organizzazioni di imprenditori e lavoratori. Il presidente di Confindustria Sardegna ha chiesto un intervento deciso da parte del vertice nazionale di Confindustria. I sindacati dei lavoratori auspicano, dal canto loro, un intervento della Regione «che ha previsto nel suo Piano regionale trasporti il riequilibrio modale fra gomma e ferro per il trasporto merci, ma nonostante questo – sottolineano – viene scippato ai sardi un settore di vitale importanza infrastrutturale».
Ma il fronte di chi contesta la decisione di Trenitalia sembra incrinarsi e qualche autorevole voce fa notare che, in fin dei conti, la quantità di merci trasportate su carro da e per la Sardegna si è ridotta al lumicino negli ultimi anni sino a rappresentare nel 2007 soltanto il 2 per cento del movimento complessivo merci isola-continente.
È ancora economico e compatibile con la realtà odierna – si chiede l’armatore Bruno Musso, che da oltre quarant’anni opera con le sue navi sulle rotte della Sardegna – un servizio, ormai così limitato, che però costa alle casse dello Stato 14 milioni di euro all’anno (30 euro di contributo per ognuna delle 500 mila tonnellate movimentate nel tratto Golfo Aranci-Civitavecchia, quando se ne potrebbero spendere meno di 20 a tonnellata per un trasporto domicilio-domicilio dalla Sardegna al Continente effettuato da un operatore privato)?
«È inutile – conclude Musso – continuare a perseguire logiche legate al passato non più compatibili con la realtà odierna mentre è possibile, puntando sul futuro, sfruttare le notevoli possibilità che esso offre».

in copertina: Carri merci nello scalo San Paolo della Stazione ferroviaria di Cagliari (foto Mauro Di Cesare)