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Editoriale
di Paola Ferri
Ferrovie: requiem per il trasporto merci
di Bruno Musso
Traghetti FS: un servizio obsoleto
Gherardo Gherardini
Tre progetti per l'energia

 

Ferrovie: requiem per il trasporto merci
di Paola Ferri

 

Porto di Golfo Aranci: imbarco di carri merci sul traghetto
Porto di Golfo Aranci: imbarco di carri merci
sul traghetto "Garibaldi"
C’era una volta il trasporto merci su ferrovia… Sembra l’inizio di una favola, ma diversamente dalle favole stavolta manca il classico “e vissero tutti felici e contenti”. Anzi: di motivi per essere allegri non ce ne sono proprio, di fronte alla cupa prospettiva di vedere la Sardegna, da quest'anno,  totalmente priva di collegamenti ferroviari per le merci.
Quanto sembrano lontani quei primi anni novanta, quando sulla tratta Golfo Aranci-Civitavecchia erano in servizio ben cinque traghetti, che trasportavano da 150 a 200 carri al giorno. Quelle navi, costruite anche con soldi pubblici, nel 1996 erano rimaste solo tre, per poi ridursi a una nel 2000. Da allora, tra la Gallura e il Lazio fa la spola solo la Garibaldi, in grado di trasportare trenta carri merci. Un traghetto piuttosto avanti negli anni, che deve spesso andare in cantiere per manutenzioni ordinarie e straordinarie. Quando viene “ricoverato”, è sostituito dalla Logudoro, che ha una capienza di soli venti vagoni. Oppure, come nell’ottobre 2007, viene inviato in sostituzione un traghetto che abitualmente opera sulla rotta Reggio Calabria-Messina.
Vista la qualità (si fa per dire) del servizio e la sempre più ridotta disponibilità di spazi, da cui derivano tempi di attesa sempre più lunghi, la gran parte degli operatori è stata costretta, nel tempo, ad abbandonare il trasporto ferroviario via mare. Negli ultimi anni, la quantità di merci trasportate su ferrovia da e per la Sardegna è andata progressivamente diminuendo, tanto che oggi si attesta su una quota pari al 2% del totale. Quota davvero misera e che corrisponde alla metà di quella nazionale. Per non parlare della Germania, che fa viaggiare su ferro il 45% delle merci, o della Francia, che vanta una percentuale del 40 per cento.
I numeri parlano chiaro e dicono che Golfo Aranci è in caduta libera. Dati alla mano, il 2007 ha fatto registrare un calo vistoso, con un saldo negativo del 15,66% rispetto al 2006 per il trasporto di merce varia; leggermente aumentato, invece, il traffico di veicoli industriali (+5,48%). Cronica ormai l’emorragia dei carri ferroviari, che aumenta costantemente di anno in anno. Il 2007 ha segnato un eloquente meno 18,4%, con crolli di quasi il 57% a novembre e del 35% a dicembre. Un dato sconfortante, se confrontato con quello del 1992, forse il periodo di massima espansione del porto: un meno 82% che la dice lunga sul trend negativo del traffico ferroviario.
Ma torniamo al primo aprile 2008. Trenitalia ha da tempo annunciato che, da quella data, non verrà più mantenuto il collegamento via ferro con la Sardegna, a causa della cancellazione dei contributi statali. Spieghiamo: per il “servizio” (le virgolette sono obbligatorie) offerto ai sardi le ferrovie ricevevano quattordici milioni di euro all’anno. Una compensazione per i cosiddetti oneri di servizio pubblico, ovvero il fatto che il trasporto debba essere a costi ridotti. Come detto, adesso la compensazione statale non esiste più.
Operazione di scarico legname da un carro merci, nello scalo ferroviario San Paolo di Cagliari
Operazione di scarico legname da un carro merci,
nello scalo ferroviario San Paolo di Cagliari
Come siamo arrivati a questo punto? Lo ha spiegato l’assessore regionale dei Trasporti, Sandro Broccia, al vertice operativo promosso ai primi di marzo dalla Provincia del Medio Campidano, che si è mossa in forze con Confindustria, sindacati, forze politiche e imprenditoriali, per impedire che possa verificarsi un fatto di estrema gravità per l’intera economia isolana. «Trenitalia ha deciso di tagliare la linea Golfo Aranci-Civitavecchia – ha detto Broccia – perché dalla Finanziaria nazionale ha avuto solo 90 milioni anziché i 147 preventivati. Diciamo che è stato il ministro Padoa Schioppa a indurre il braccio operativo delle FS ad effettuare il taglio laddove c’erano, a loro dire, le spese maggiori. E la Sardegna è stata la prima a essere tagliata».
Stando al resoconto di Broccia, la Regione è venuta a conoscenza della decisione per vie traverse, quando il 24 gennaio l’amministratore delegato dell’ente ferroviario, Mauro Moretti, ha inviato una lettera riservata al ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, per comunicargli la cancellazione della linea. Lettera che è finita in fotocopia sul tavolo dell’assessore regionale, che da quel momento ha iniziato ad inseguire il ministro perché intervenisse con i vertici di Trenitalia per farli recedere dalla decisione.
In ogni caso, Trenitalia Cargo (società delle FS) ha confermato la riduzione di traffico in tutte le stazioni isolane e l’interruzione del servizio della Garibaldi con un fax trasmesso il 6 marzo. Le merci in viaggio «saranno fermate e messe a disposizione degli aventi diritto in opportuni impianti».
I sindacati non fanno distinzioni: puntano il dito contro i Governi nazionale e regionale e parlano di decisione indecente, vergognosa e irresponsabile. Insomma, da respingere con le buone o con le cattive. «Siamo al capolinea: sono già state chiuse nove delle dodici stazioni dove si effettuava il servizio merci – afferma Giovanni Matta, segretario regionale della Fit-Cisl – e le tre rimaste, Cagliari, Sassari e Chilivani a questo punto diventano superflue».
Carri merci imbarcati sul targhetto
Carri merci imbarcati sul targhetto "Garibaldi",
ormeggiato nello scalo di Golfo Aranci
In ogni caso, sostengono i sindacati, le scelte fatte da Trenitalia e FS contraddicono i propositi annunciati dalla Giunta regionale di voler spostare il traffico merci sui binari per cercare di ridurre il transito degli autotreni sulla Carlo Felice. «La Regione ha previsto, nel suo piano regionale dei trasporti, il riequilibrio modale fra gomma e ferro per il trasporto merci – rileva Arnaldo Boeddu, segretario generale della Cgil Trasporti – ma nonostante questo viene scippato un settore di vitale importanza infrastrutturale ai sardi per decisioni prese da un’azienda governata da un amministratore delegato di nomina governativa. Si presume quindi che le sue scelte siano condivise dal Governo, ma noi non siamo disponibili ad accettarle supinamente».
La Fit Cisl di Sassari attacca la Regione e i politici. «A loro – si legge in un documento al vetriolo – il nostro sentito ringraziamento, ricordando che mentre la nostra unica nave arranca nei suoi ultimi viaggi tra Golfo Aranci e Civitavecchia, a Reggio Calabria le FS tengono ormeggiate ben quattro navi di riserva da utilizzare nello Stretto. Per mandarci le navi con l’immondizia napoletana è bastata qualche telefonata, per spostarne una inutilizzata da Reggio chissà invece cosa ci vuole».
Rincara la dose il leader regionale della Cgil, Giampaolo Diana: «La decisione delle Ferrovie dello Stato, presa nel disprezzo più totale dei sardi e della Sardegna, è inaccettabile. Oltretutto, è in controtendenza con le scelte di tutti gli Stati europei, Italia compresa, che da tempo hanno deciso di trasferire parte del trasporto merci dalla gomma al ferro, più economico ed ecologico. In Sardegna si vogliono smantellare le ferrovie e non si capisce che, quando ci si renderà conto che si tratta di una scelta scellerata, sarà davvero difficile tornare indietro».
I sindacati dei ferrovieri mettono l’accento su un ulteriore problema. «La chiusura di Golfo Aranci comporterà l’inesorabile declino del sistema ferroviario interno e la perdita di centinaia di posti di lavoro, diretti e indiretti».
Ma il “taglio” non penalizza solo i lavoratori e le imprese sarde dei trasporti ferroviari, perché incide pesantemente sull’intero apparato produttivo isolano. Il caso più eclatante è quello della Keller di Villacidro, industria che produce e ammoderna carrozze ferroviarie, competitiva sul mercato mondiale. Di recente si è aggiudicata una maxi commessa dall’Iran, che vale 420 milioni, e un’altra da 30 è a portata di mano.
Trecentocinquanta dipendenti diretti e centocinquanta nell’indotto le sono valsi il titolo di “Fiat del Campidano”. Da qualche mese la Regione ha realizzato il tratto di ferrovia che da San Gavino porta dritto dritto alla fabbrica, proprio per agevolarne lo sviluppo.
Va da sé che la soppressione di Golfo Aranci bloccherebbe qualsiasi attività dello stabilimento di Villacidro, in quanto – si sostiene – tutte le carrozze in lavorazione possono essere trasportate solo su rotaia.
Golfo Aranci: un convoglio di carri merci durante le operazioni di imbarco su un traghetto delle Ferrovie dello Stato
Golfo Aranci: un convoglio di carri merci durante le
operazioni di imbarco su un traghetto delle Ferrovie
dello Stato
In un’affollata assemblea svoltasi all’interno dello stabilimento ai primi di marzo, alla presenza di oltre quattrocento persone (lavoratori, sindacalisti, rappresentanti della politica, del clero, degli industriali), il direttore generale della Keller, Nicolò Gavotti, si è chiesto: «Come è possibile che un’azienda salita alla ribalta internazionale con appalti milionari, un centro di eccellenza che non produce solo buste paga ma professionalità e capacità, possa ad un tratto serrare i cancelli non per difficoltà di mercato, né per poca serietà con i clienti, ma solo per un terremoto politico che lascia morire l’economia sarda in un limbo di serie cadetta, privandola delle infrastrutture necessarie a rendere competitive le imprese?».
E poi ecco l’esplicita, drammatica chiusura: «Se la Keller perderà l’unica possibilità di portare fuori dalla Sardegna i suoi vagoni ferroviari, cosa che può avvenire solo su rotaie, non ci resterà scelta. A malincuore, perché qui ci sentiamo a casa nostra e i nostri dipendenti sono professionalmente i migliori sulla piazza, dovremo andare a costruire treni e carrozze altrove».
Ferma la reazione dei sindacati, già testimoni negli anni Novanta di momenti drammatici. «Siamo risorti dalle ceneri del fallimento Salatiello – ha proclamato Mauro Nonnis, della Rsu – e non permetteremo che la nostra fabbrica muoia per la follia di Trenitalia. Se sarà necessario, porteremo la nostra battaglia a Roma».
L’assemblea di Villacidro è stata preceduta da una grande manifestazione a Cagliari, davanti al palazzo della Regione, il 28 febbraio. Gli operai della Keller hanno manifestato compostamente insieme ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato, di altre industrie e delle ditte sarde di trasporti. Una delegazione è stata ricevuta dai capigruppo consiliari, che hanno unanimemente promesso il loro impegno nella difficile vertenza.
Foto d'archivio dell'elettrificazione della Dorsale sarda, mai realizzata: elettromotrici Breda E451 in prova e materiale di cantiere nella stazione di Sanluri
Foto  d'archivio  dell'elettrificazione della Dorsale
sarda, mai  realizzata: elettromotrici  Breda  E451
in  prova e  materiale  di cantiere nella stazione di
Sanluri
Come primo risultato, la risoluzione approvata dalla Commissione trasporti del Consiglio regionale contro la soppressione del servizio di trasporto ferroviario. La Commissione ha chiesto alla Giunta regionale di proseguire «nell’adozione di tutte le necessarie iniziative per scongiurare il taglio, le cui ripercussioni sarebbero sentite in tutto il comparto industriale dell’isola».
Prodotti chimici e lapidei, legname, bobine di carta per i centri stampa, dolciumi, prodotti dell’agricoltura, tutto dovrà essere trasportato dai Tir, con aggravio di costi e traffico congestionato sulla Carlo Felice. Imprenditori e sindacalisti prevedono che si formeranno delle code chilometriche, anche per i mezzi in arrivo dalla Penisola. D’altronde, un dato può aiutarci a comprendere queste fosche previsioni: il carico trasportabile da un treno di venti vagoni corrisponde a quello di quaranta semirimorchi Un confronto che deve far riflettere.
La sola Sardegna centrale movimenta con le ferrovie circa 350 mila tonnellate di merci nel 2007 (il 70% del totale regionale), capaci di diventare almeno 600 mila se il servizio fosse più efficiente. «La quantità di merci della Sardegna centrale giustificherebbe una linea su rotaia e una linea navale», afferma la Confindustria nuorese.
Fra le imprese della Sardegna centrale che maggiormente subiranno i contraccolpi della decisione di Trenitalia, vale la pena di menzionare Equipolymers (la joint venture Usa-Kuwait che ha rilevato ciò che resta dell’ex Enichem e produce Pet, plastica per bottiglie, ad Ottana) e Maffei Sarda (estrazione di feldspati), che da sole coprono oltre la metà del movimento merci sulle linee ferroviarie. «Negli ultimi cinque anni – spiega Vittorio Tupponi, direttore dell’Equipolymers – abbiamo speso oltre 100 milioni di euro per rinnovare gli impianti. Già oggi, a causa dei trasporti, paghiamo 25 euro in più a tonnellata rispetto ai concorrenti del centro Italia. Ora, senza i treni e la nave da Golfo Aranci, dovremo aggiungere altri 17 euro a tonnellata: un costo che ci porterebbe fuori dal mercato». «Nessuno investe più nel centro Sardegna – aggiunge Roberto Bornioli, vicepresidente di Confindustria di Nuoro e Ogliastra e direttore della Maffei Sarda – perché il territorio non è più attrattivo. Se Trenitalia eliminerà il trasporto merci, andranno via anche quelle poche aziende che sono rimaste».
Salvatore Nieddu, presidente degli industriali nuoresi, aggiunge: «Siamo sgomenti per la decisione di cancellare il servizio merci su ferrovia e la nave da Golfo Aranci. Il nostro territorio non è nuovo alle sorprese amare, ma questa decisione crea molti più problemi di quanto si possa immaginare. Per dare un futuro all’industria del centro Sardegna e renderlo appetibile agli investitori – prosegue Nieddu – non solo bisogna mantenere il trasporto merci, ma serve anche un suo potenziamento, a partire dalla bretella ferroviaria da Ottana a Borore».
Manutenzione materiale rotabile nella stazione Fs di Cagliari
Manutenzione materiale rotabile nella stazione Fs
di Cagliari
In sostanza, lo stesso discorso della Cisl, che in un recente documento ha scritto che «fino a quando il problema dei trasporti non verrà inserito globalmente nell’Intesa istituzionale Governo-Regione, il settore continuerà a essere soggetto a turbolenze e incertezze di ogni tipo. Come succede in molti altri settori – aggiunge il sindacato – anche nei trasporti la Regione dimostra di non avere una strategia politico-economica in grado di rinnovare, senza penalizzare utenti e lavoratori. Per questo la Cisl ritiene necessario fissare nell’Intesa istituzionale limiti e regole sui trasporti. L’alternativa è l’improvvisazione».
A nome degli industriali dell’intera Sardegna si è anche fatto vivo il presidente Giovanni Biggio, che ha scritto una lettera al presidente nazionale di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, chiedendo un autorevole intervento su Governo e Trenitalia «al fine di sospendere la decisione assunta dalle Ferrovie e attivare un confronto che consenta di mantenere il servizio a condizioni compatibili con i bisogni delle imprese sarde».
Va poi registrata l’iniziativa del presidente dell’Associazione industriali della Sardegna meridionale, Alberto Scanu, che il 10 marzo ha incontrato a Cagliari il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta. Scanu ha ribadito la richiesta al Governo nazionale di intervenire con la massima tempestività e decisione per scongiurare il pericolo che la Sardegna resti priva del trasporto ferroviario delle merci, con grave pregiudizio per la Keller di Villacidro e molte altre imprese operanti in tutti i principali settori sui quali si articola il sistema industriale sardo. Ha perciò chiesto a Letta di intervenire sui vertici di Trenitalia perché venga immediatamente sospeso il provvedimento e la sua attuazione sia rinviata almeno fino a quando non saranno individuate soluzioni alternative e tali da non pregiudicare l’economia dell’isola.
Anche la classe politica sarda, all’approssimarsi del termine ultimo indicato da Trenitalia, si è fatta sempre più sentire con dichiarazioni, documenti, interrogazioni ai Governi regionale e nazionale. Insomma: sindacati, imprese, istituzioni, tutti si stanno adoperando perché la funesta decisione possa rientrare. Allo stato delle cose, si possono prospettare diverse ipotesi.
La prima è che intervenga il Governo nazionale. Il ministro dei Trasporti, Bianchi, si sarebbe impegnato con la Regione a sborsare i 14/15 milioni di euro di contributo per Trenitalia, “scomparsi” dalla Finanziaria nazionale. A patto, però, che vada bene la trimestrale di cassa e sia d’accordo il ministro dell’Economia, Padoa Schioppa.
La seconda è poco gradevole e ha il sapore amaro della beffa per i sardi. Trenitalia ha fatto sapere all’assessore Broccia di essere disposta a mantenere il servizio a patto di poter aumentare le tariffe regionali per i passeggeri e per le stesse merci su tutte le linee. Come dire che i soldi devono comunque arrivare nelle casse della società, se davvero si vuole evitare la soppressione della tratta Golfo Aranci-Civitavecchia. Se poi questi soldi devono uscire dalle tasche dei sardi, poco importa.
La terza ipotesi, che per il momento pare la più verosimile, è quella di un rinvio di qualche mese, giusto il tempo perché il Governo che uscirà dalle elezioni di aprile possa prendere in mano la situazione e studiare le opportune soluzioni.

foto: Fototeca Ferrovie dello Stato, Mauro Di Cesare